Resoconto “2° Giro Ciclistico della Toscana”

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Resoconto “2° Giro Ciclistico della Toscana”

I quindi nostri 15 ciclisti hanno concluso il secondo giro della Toscana, che li ha visti impegnati nelle seguenti intense cinque tappe:

Il Tappa KM Elevazione ORE
15/06/19 Avenza-Abetone 119 1809 5,28′
16/06/19 Abetone -Firenze-Greve in Chianti 122 944 5,12′
17/06/19 Greve in Chianti- Castel del Piano 117 2057 5,36′
18/06/19 Castel del Piano-Amiata-Follonica 128 1686 6,03′
19/06/19 Follonica-Montenero-Avenza 171 785 6,33′
Totali 657 7281 28,52

Di seguito l’articolo/resoconto che ci ha inviato l’amico Marco Piolanti:

ASD Vigili del Fuoco di Massa Carrara – Sez. Ciclismo

 “2° Giro Ciclistico della Toscana” 15-19 giugno 2019

Consueto tour ciclistico della nostra associazione, che quest’anno, ricalcando quello 2002, ha organizzato il “2° Giro Ciclistico della Toscana”.

Sabato 15 Giugno, con partenza dalla sede sociale di via Covetta, il gruppo, formato da 15 ciclisti e tre accompagnatori, ha percorso le strade che conducono fino all’Abetone, per poi discendere attraverso la montagna pistoiese verso Firenze, il Chianti, Siena, la val d’Orcia e quindi il monte Amiata per poi discendere verso la costa maremmana percorrendo tutto il litorale toscano per il rientro a Carrara.

Il primo giorno Sabato 15, come dicevamo, la tappa era al passo dell’Abetone. Strada da tutti conosciuta perché meta di gite sciistiche invernali. Si passa da Lucca attraverso il Montemagno, in quel di Camaiore, la breve salita è percorsa con una certa facilità anche perché memorizzata dai frequenti passaggi nelle consuete escursioni. Al termine della discesa ci attende un gruppo di ciclisti dei G.S. VV.F. di Lucca che ci accompagnano per un bel tratto del tragitto. Si passa da Ponte a Moriano imboccando la valle del Serchio. Il percorso è abbastanza pianeggiante e costeggia per lunghi tratti il fiume, si scorre accanto al ponte medioevale della Maddalena nei pressi di Borgo a Mozzano, detto del Diavolo. La leggenda dice sia stato costruito in una notte dal Diavolo stesso per accaparrarsi l’anima del primo viandante che vi fosse passato sopra. Il Maligno ci rimase male quando il primo essere vivente a transitare fu un maiale. Ovviamente non abbiamo tempo per fermarci…. non resta che dargli un rapido sguardo augurandoci di riuscire anche noi ad ingannare il Diavolo.

Si arriva quindi a Bagni di Lucca la località termale conobbe una notevole celebrità nel primo ottocento grazie all’interesse del duca di Lucca Lodovico di Borbone.

Qui il percorso inizia ad essere più movimentato con frequenti sali-scendi, siamo sulla statale 12 dell’Abetone e del Brennero, la strada è tenuta discretamente anche se le immancabili buche, che troveremo lungo tutto il percorso, creano qualche problema di attenzione in più. La salita man mano diventa più impegnativa per arrivare ai 550 mt di altitudine di Popiglio, già oltre la provincia di Lucca, dove ci lasciano gli amici lucchesi. Si scende quindi in breve alla Lima (400 mt. slm) dove la statale incrocia la strada regionale proveniente da Pistoia. Qui inizia la vera salita dell’Abetone che ci porterà ai 1388 metri di altitudine del passo. L’inizio è abbastanza agevole con pendenze del 3-4% fino a Cutigliano per poi divenire importanti ma non estreme fino a Piano Sinatico, dopo di che ci sono delle brevi impennate 10-12%, specie in corrispondenza dei tornanti ma sempre pedalabili anche se il caldo comincia a farsi sentire. Per fortuna si inizia ad entrare dentro le abetaie che danno il nome a questa famosa località turistica conosciuta soprattutto per gli sport invernali e patria di Zeno Colò.

Arriviamo al passo nelle primissime ore del pomeriggio per raggiungere l’hotel Bellavista, dove finalmente possiamo riposarci e mangiare qualcosa. I Km percorsi sono stati 119 con un dislivello di 1809 mt ed un tempo di percorrenza di 5h. e 28 min. Nel pomeriggio foto di gruppo presso le famose Piramidi, che furono realizzate alla fine del settecento per celebrare la costruzione della strada che metteva in comunicazione il Granducato di Toscana con il ducato di Modena.

Il giorno successivo, Domenica 16, si percorre in discesa i 17 km che ci conducono alla Lima, fa un po’ freschino ma siamo attrezzati con le mantelline che poi successivamente serviranno molto poco dato il discreto aumento della temperatura. Passiamo quindi da San Marcello Pistoiese, occasione di fare una breve sosta presso la locale caserma dei Vigili del Fuoco: il nostro capitano Norberto, per un certo periodo, ha prestato servizio presso questo distaccamento e ha voluto approfittare per porgere un saluto.

Si sale quindi al passo dell’Oppio, (821 mt. slm), siamo al centro della cosiddetta montagna Pistoiese che fino a non molto tempo fa era considerata luogo di villeggiatura privilegiata da moti abitanti della pianura. C’era perfino un trenino che la percorreva da Pracchia fino a San Marcello passando per Maresca e Gavinana. Da qui si percorre in un falsopiano la strada fino alle Piastre passando per Campotizzoro, un tempo sede di un grande stabilimento per la fabbricazione di munizioni. Inizia quindi la lunga discesa verso Pistoia dove si transita per dirigerci verso Firenze.

Qui abbiamo la consueta diatriba sulla scelta della strada, dico consueta perché a volte nel nostro gruppo si creano diverse opinioni sul miglior percorso da seguire, come sempre il Presidente prende in mano la situazione e ci conduce sulla antica via Pistoiese che ci porterà diritti diritti a porta al Prato, evitando Prato e Sesto fiorentino. Si transita comunque da Poggio a Caiano ove fa bella mostra la famosa Villa Medicea sede degli amori tra Bianca Capello e Francesco I dei Medici. Avremmo dovuto entrare nel centro di Firenze per una foto ricordo, che peraltro si era già fatta in altre occasioni, ma la ricerca della giusta strada ci avevano ritardato la tabella di marcia ed allora, attraverso la porta Romana, abbiamo imboccato la via vecchia senese che, dopo la breve salitona del Galluzzo (12%) continua come via Cassia per poi deviare sulla Chiantigiana. Il percorso prevede una quasi impercettibile salita, la strada è stranamente ben tenuta e senza buche e ci porta dopo 37 Km a Greve in Chianti che è la seconda tappa del nostro percorso. Abbiamo pedalato per 122 Km con un dislivello di 944 mt in 5 ore e 12 minuti. Siamo alloggiati all’Hotel del Chianti, proprio sulla caratteristica piazza triangolare del Mercatale oggi Matteotti, che caratterizza questo borgo vinicolo porta della zona del Gallo nero.

Il terzo giorno, Lunedì 17, ci avviamo per le strade del Chianti con il caldo che comincia davvero a farsi sentire. È a tutti noto che si tratta di una zona collinare con un tipico paesaggio toscano, ma proprio per questo caratterizzata da un continuo sali-scendi che mette a dura prova la nostra capacità di tenere il passo dei più allenati e anche più competitivi nella nostra compagnia.

Al limitare di Castellina in Chianti ci vengono incontro alcuni ciclisti locali con i quali siamo in amicizia attraverso la Gran Fondo della Vernaccia, bellissima competizione che si svolgeva fino a non molto tempo fa proprio in queste zone. Il gruppo ci guida fino a Siena in piazza del Campo, ove scattiamo l’ennesima foto ricordo di fronte alla fonte Gaia anche se Stefania non ricordava di esserci stata. Usciti da porta Romana si riprende a pedalare lungo la vecchia Cassia, si attraversa così Buonconvento e le altre località della val d’Orcia ammirando il paesaggio che ha reso famosa questa parte della Toscana facendola addirittura inserire dall’Unesco nei luoghi patrimonio mondiale dell’umanità. Il percorso è all’inizio pianeggiante ma poi inizia a salire e diventa particolarmente faticoso in prossimità di Torrita di Siena dove, associato alla calura sempre più insistente, ci consiglia una sosta per mangiare un panino e frutta procurata dai solerti accompagnatori che ci precedono con il pullmino. La nostra meta è Castel del Piano, sulle pendici del monte Amiata che comincia a distinguersi in lontananza. Riprendiamo il viaggio nella calura del pomeriggio e, dopo essere transitati nei pressi di Bagno Vignoni, ci si arrampica verso Castiglione d’Orcia che si trova a 520 mt. slm, la salita è effettivamente un po’ faticosa, ma ci aspetta, non solo Luciano che ovviamente ci ha preceduto, ma anche un bellissimo panorama su tutta la val d’Orcia con in lontananza la torre di Radicofani che ci ricorda il passaggio in occasione dei ciclopellegrinaggi a Roma del 2000 e del 2016 per il Giubileo. Dopo una breve discesa, iniziano di nuovo i “mangiaebevi” caratteristici della campagna Toscana. Ci stiamo avvicinando all’Amiata e alla meta della nostra tappa. Arriviamo a Castel del Piano dopo 5 ore e 36 minuti dalla partenza dopo aver percorso 117 Km. e un discreto dislivello di 2057 metri, soggiorniamo presso l’elegante Hotel Impero nell’immediata periferia del piccolo centro.

Il giorno successivo, martedì 18, ci aspetta l’ascesa sulla vetta dell’Amiata.

La salita inizia subito e non molla mai con pendenza media del 9 % ma con punte del 12-14%. Partiamo dai 600 metri di Castel del Piano e dobbiamo appunto arrivare agli oltre 1700 metri della Vetta. Lungo il percorso si possono vedere le ben tenute piantagioni per la produzione delle famose grosse castagne dell’Amiata. Verso i 1000 metri iniziano i faggi che ci accompagnano con la loro ombra mitigando la fatica. Come si diceva la salita non da tregua fino alle Macinaie (1400 mt) dove, in un largo spiazzo arrivano le piste da sci. Ancora pochi Km e si arriva alla vetta dove termina la strada. Il giorno precedente c’era l’arrivo del giro d’Italia per dilettanti e la strada, seppur dissestata, aveva ricevuto qualche rattoppo. Purtroppo abbiamo trovato molti residui di plastica delle transenne, che non fanno fare bella figura all’organizzazione. Facciamo la foto ricordo con il cartello che indica l’altitudine di 1734 mt. slm.

La discesa la percorriamo attraverso una via alternativa che ci porta ad Arcidosso patria del profeta dell’Amiata David Lazzaretti, un mistico un po’ strano di fine 800 che fondò un movimento religioso molto alternativo e che rimase ucciso in uno scontro a fuoco con i carabinieri. La strada ora è prevalentemente in discesa ma dalla frescura della montagna ci addentriamo nel cuore della Maremma dove il caldo ovviamente si fa sentire. Evitiamo Grosseto transitando, per strade interne, da Paganico e Roccastrada, puntando su Follonica meta della tappa. Il sole si fa sentire e la fatica pure, il presidente ha la brillante idea di concederci una sosta presso uno di quei ristori cari ai camionisti di passaggio. Ci offrono un graditissimo piatto di spaghetti e soprattutto un ambiente fresco con aria condizionata. Ma si deve subito riprendere in una assolata vecchia Aurelia che corre a fianco della superstrada, è tutta pianura fino alla meta, ma la calura delle prime ore del pomeriggio ci fa arrivare abbastanza affaticati. Alloggiamo all’Hotel La Pineta, proprio di fronte al mare, dopo aver macinato 128 km e 1686 metri di dislivello in 6 ore e 03 minuti cronometrati senza considerare le soste.

Follonica è ora una città balneare con un bel lungomare che percorriamo il giorno seguente, Mercoledì 19, all’inizio della quinta e ultima tappa del nostro tour che ci riporterà a Carrara. Passiamo anche davanti alla chiesa di San Leopoldo, in centro, con il caratteristico portico di ghisa a ricordare che la località era famosa in tutta Europa per le fonderie volute da Leopoldo di Toscana.

I Lorena furono monarchi illuminati, fecero molto per lo sviluppo della Toscana. Anche la chiesetta dell’Abetone è dedicata a San Leopoldo creando un ideale collegamento dal monte al mare per ricordare i Granduchi che avevano appunto il nome di Leopoldo.

Adesso percorriamo il litorale Toscano lungo la vecchia Aurelia, tutto in pianura e vicino al mare, la brezza mitiga il caldo ed andiamo ad una buona media tutti in fila e con prudenza. Piccola sosta davanti a San Guido con i cipressi di carducciana memoria dove il capitano ci redarguisce per la mancata segnalazione di una buca che ha rischiato di far cadere il povero Luciano, qualcuno obbietta che ormai nelle strade si dovrebbe stare sempre con il dito rivolto a terra dato lo stato pietoso delle nostre arterie che, salvo qualche rara eccezione, sono davvero pericolose, specie per i ciclisti. Riprendiamo di buona lena il nostro cammino e, come da programma, saliamo a Montenero anche per fare almeno una piccola salita e per salutare e ringraziare la patrona della Toscana e dei ciclisti che anche questa volta ci ha permesso di arrivare sani e salvi quasi alla meta.

Arriviamo ad Avenza alle 16 e 30 dopo 171 km e solo 785 mt di dislivello in un tempo di 6 ore e 33 minuti con una media di 29 Km/h.

Anche per quest’anno la classica gita estiva della nostra Associazione si è conclusa, siamo un po’ più “vecchi” ma sempre con lo spirito sportivo e amanti della bicicletta, il che ci permette di essere ogni anno presenti anche se le medie e le performance sono adatte alle nostre possibilità. In ogni caso le prestazioni non sono state poi così male.

Ecco i nomi degli amici che hanno partecipato a questo 2° giro Ciclistico della Toscana:

I ciclisti: Luciano Biselli, Stefania De Stefano, Paolo Gatti, Antonio Giorgieri, Primo Manfredi, Mario Muracchioli, Norberto Nani, Paolo Orsini, Fabrizio Pardini, Maria Pardini, Marco Piolanti, Riccardo PisanelliStefano Rappelli, Giuseppe Venturini e Lorenzo Vignali

Accompagnatori: Galia Antonio, Del Mancino Armando e Corradi Giuseppe.

2019-07-04T23:22:28+00:0022 Giugno 2019|2019, Senza categoria, Attività|

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